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QUINTA TAPPA

SIAMO ARRIVATI IN VETTA

C’è una persona che ci aspetta nel grande anfiteatro che conclude la nostra scalata. Quest’ultimo pezzo di strada possiamo percorrerlo cantando e saltando, abbracciandoci e complimentandoci reciprocamente perché siamo arrivati tutti alla meta, nessuno si è arreso. Qualcuno, al massimo, è più affaticato o gli è rimasto qualche dubbio che poi saprà fugare.

La montagna della Felicità non finisce a punta, non ha una forma piramidale come tutte le altre montagne. La vetta è costituita, come vedete, da un grande prato di erba morbida e fiori profumati. Perché sulla montagna della Felicità c’è posto per tutti, basta compiere, come abbiamo fatto noi, le varie tappe.

Se finisse con una o un insieme di guglie, avrebbe poco spazio, e potrebbe essere raggiunta solo da pochi eroici scalatori.

La Felicità invece è alla portata di tutti, ma non scende verso di noi. Siamo noi che dobbiamo salire verso di lei.

Ora mettiamoci comodi, va bene anche sdraiati sull’erba, concentriamoci, chiudiamo per qualche secondo gli occhi e immaginiamo di avere tra noi una persona che tutti abbiamo sentito nominare: Papa Francesco.

Accontentiamoci di leggere il suo pensiero sulla felicità.

A dir la verità avevamo pensato di invitarlo qui, a Disentis.

Ve lo immaginate? Ma noi siamo persone comprensive. Ci hanno fatto arrendere i suoi impegni e la sua voglia di incontrare quanta più gente possibile, non soltanto un gruppo di bambini e ragazzi, per quanto meravigliosi, come siete voi.

Ascoltiamo con la massima attenzione i suoi consigli, facciamoli nostri. Alcuni riguardano magari solo i grandi, cioè noi dello staff, i genitori, i nonni, i parenti e gli amici che da casa hanno seguito e fatto con noi idealmente la scalata alla montagna della Felicità.

La maggior parte dei consigli li sentiamo diretti a voi ragazzi, perché a voi oggi tocca il compito di mettere la basi per un futuro felice.

Si tratta dell’omelia che Papa Francesco ha fatto nella messa di Natale del 2018.

Sono proprio le parole e i concetti sulla felicità che noi volevamo trasmettervi in questa settimana.

Ha parlato pensando profeticamente ad ognuno di noi. È come se sapesse dell’argomento che avremmo trattato in questo nostro camp, proprio quest’anno. È come se sentisse il nostro desiderio di averlo tra noi e di volerci dire la sua su un argomento tanto importante.

A lui lasciamo perciò il compito di incoraggiarci a far tesoro di tutto quello che abbiamo vissuto in questi giorni e di mettere in pratica i propositi che il nostro cuore ci ha suggerito, per rendere la nostra vita, per quanto possibile, serena e felice.

Forse Papa Francesco vuole anche incaricarci di portare il suo messaggio a tutte le persone che ci sono vicine o che possiamo raggiungere.

“Puoi avere difetti, essere ansioso e perfino essere arrabbiato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande impresa del mondo. Solo tu puoi impedirne il fallimento.

Molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.

Ricorda che essere felici non è avere un cielo senza tempesta, una strada senza incidenti, un lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

Essere felici significa trovare la forza nel perdono, la speranza nelle battaglie, la sicurezza nella fase della paura, l’amore nella discordia.

Non è solo godersi il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.

Non è solo celebrare successi, ma imparare dai fallimenti.

Non è solo sentirsi felici con gli applausi, ma essere felici nell’anonimato.

Essere felici non è una fatalità del destino, ma un risultato per coloro che possono viaggiare dentro se stessi.

Essere felici è smettere di sentirsi una vittima e diventare autore del proprio destino.

È attraversare deserti, ma essere in grado di trovare un’oasi nel profondo dell’anima.

È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.

Essere felici è non avere paura dei propri sentimenti ed essere in grado di parlare di te.

Sta nel coraggio di sentire un “no” e ritrovare fiducia nei confronti delle critiche, anche quando sono ingiustificate.

È baciare i tuoi figli, coccolare i tuoi genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche quando ci feriscono.

Essere felici è lasciare vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e felice.

È avere la maturità per poter dire: “Ho fatto degli errori”.

È avere il coraggio di dire: ”Mi dispiace”.

È avere la sensibilità di dire: “Ho bisogno di te”.

È avere la capacità di dire: “Ti amo”.

Possa la tua vita diventare un giardino di opportunità per la felicità.

Che in primavera possa essere un amante della gioia e in inverno un amante della saggezza.

E quando commetti un errore, ricomincia da capo. Perché solo allora sarai innamorato della vita.

Scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.

Usa le lacrime per irrigare la tolleranza.

Usa le tue sconfitte per addestrare la pazienza.

Usa i tuoi errori con la serenità dello scultore.

Usa il dolore per intonare il piacere.

Usa gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.

Non mollare mai … Soprattutto non mollare mai le persone che ti amano.

Non rinunciare mai alla felicità, perché la vita è uno spettacolo incredibile”. 

A tutti consigliamo, una volta tornati nelle vostre case, di rileggere il “Discorso della montagna” quello delle “Beatitudini”.

Qui riportiamo soltanto le singole beatitudini. 

Ricordiamo che ogni “Beati …”  e tutti insieme costituiscono il cammino dei cristiani verso la felicità.

 

 “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”.

 “Beati i miti, perché avranno in eredità la terra”.

 “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”.

 “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”

 “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

 “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

 “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.

Nelle ultime pagine della lettera apostolica sulla santità, parlando della gioia Papa Francesco afferma: 

“Non sto parlando della gioia consumista e individualista così presente in alcune esperienze culturali di oggi. Il consumismo infatti non fa che appesantire il cuore; può offrire piaceri occasionali e passeggeri, ma non gioia. 

Mi riferisco piuttosto a quella gioia che si vive in comunione, che si condivide e si partecipa, perché “si è più beati nel dare che nel ricevere” e “Dio ama chi dona con gioia”.

L’amore fraterno moltiplica la nostra capacità di gioia, poiché ci rende capaci di gioire del bene degli altri. Se invece ci concentriamo soprattutto sulle nostre necessità, ci condanniamo a vivere con poca gioia.

Riflessioni ragazzi

  1. Ho camminato per anni per raggiungere la montagna della felicità. Ho viaggiato ogni giorno per cercare la felicità senza mai però arrivare alla meta. E’ la prima volta che vengo qui. Sono arrivata a Disentis con un cuore appesantito da tutte le emozioni e debolezze che mi sono sempre portata e che non ho mai avuto la forza di tirarle fuori. E’ l’ultimo giorno e mi sono sdraiata nella palestra dell’anima a piangere. Non sono lacrime di tristezza, ma di felicità, mi sembra così strano, ma non ho mai pianto di felicità. Prima di arrivare qui alla tappa più importante della mia vita avevo quasi smesso di rincorrere la mia felicità, avevo perso tutte le speranze, ma Disentis mi ha raccolto da terra come un petalo di rosa indifeso e ho imparato tanto in questi giorni, ma soprattutto ho trovato me stessa e dopo tutto questo tempo mi sono resa conto di aver sprecato una vita intera. Me ne andrò con un cuore alleggerito e lascerò una parte vecchia di me per dare vita a quella nuova. Ora che sono arrivata alla mia meta scelgo di essere felice, perchè la felicità mi piace (Mason Shane) .

  1. Dopo tanta fatica siamo arrivati alla vetta della montagna, tutti con il sorriso stampato in faccia, ma nel cuore abbiamo la nostalgia dei momenti vissuti, le difficoltà, quei momenti che stavamo per mollare, ma ci siamo dati coraggio, ci siamo dati coraggio, ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato a scalare. Adesso che sono sulla vetta guardo il panorama e osservo che c’è una montagna molto più alta da scalare, la vita. Credo che dopo aver raggiunto la montagna Disentis, che mi ha fatto capire cosè la vera felicità, posso scalare anche la montagna vita, che sarà più insidiosa, ma grazie agli insegnamenti di Disentis io posso farcela, adesso devo prepararmi alla vita, ma io ci credo e come me tutti noi (Lorenzo Ossensi).

  1. Aspetto questo momento da tanto tempo e trovare le parole più adatte non è facile soprattutto perché le cose da dire sono tante e qui a Disentis c’è sempre poco tempo. Ho iniziato dicendo che questa settimana sarebbe stata noiosa pesante e monotona, ma sapete cosa vi dico? Vengo a Disentis da 7 anni e questa è stata la settimana più bella trascorsa in questo posto. A esser sincera ho sempre disprezzato alcune cose che venivano proposte, ma ritiro tutto quello che ho detto perché è la prima settimana a questo camp in cui mi sento obbligata a dire che tutto quello che ho fatto mi ha reso felice ed è strano ammetterlo, ma la campestre è stata la cosa che più mi ha meravigliato, perché? Perché quando ho finito quella corsa, odiata da tutti, mi sono sfogata piangendo e quelle lacrime erano lacrime di una persona che si è finalmente resa conto che può essere felice anche quando le cose non vanno come vorrebbe che andassero. Erano lacrime di una persona stanca, non solo fisicamente, che si è riscattata da un anno difficile. Quella persona sono io, e si mi sono ripresa la mia rivincita sui fallimenti di questi mesi, sulle delusioni dipese da me e dagli altri, sui traguardi non raggiunti. Tempo sprecato a essere triste. Quella campestre è stata la mia vetta della felicità, perché sono riuscita a non fermarmi durante la corsa, ho smesso di correre esattamente all’arrivo e mi sono sentita fiera e orgogliosa di mestessa per aver concluso non solo una semplice corsa, ma più in generale, tutta la salita di una montagna che pensavo di non riuscire a scalare. Ebbene si, sono arrivata in vetta, ma sono sicura che non è finita qua: ci saranno altre montagne da scalare e voglio ringraziare tutti voi per avermi insegnato e aiutato a salire questa prima montagna. Grazie allo staff per avermi sorriso sempre e per avermi considerato che valgo. Grazie a tutti voi amici, per avermi fatto ridere e per essermi restati accanto e grazie a me stessa perché non ho mai mollato (Morena Cerabona).

  1. Quest’anno avevo deciso in partenza di non venire a Disentis, non so esattamente il perché, probabilmente perché non avevo voglia di mettermi in gioco, ma quando due settimane fa sono venuto con i miei genitori qui a Disentis a portare mia sorella, mi sono venuti in mente i ricordi più belli che ho di questo posto e ho riflettuto e pensato che questa settimana poteva essere per me un’esperienza per divertirmi, imparare qualcosa di nuovo, ma soprattutto riflettere e pensare alla bellezza e alla felicità del mondo. Così ho deciso di venire e devo dire che tutti e tre i pensieri che mi sono venuti in mente si sono avverati in questa magnifica settimana. In questa settimana ho fatto nuove amicizie, ho imparato a non arrendermi mai e ho capito che la felicità ce l’hanno tutti, bisogna solo trovarla. In questa settimana la felicità l’ho iniziata a vedere da un buchino dentro di me, ma è solo un piccolo passo verso quella che è la vera felicità. Prometto che mi impegnerò a trovare la felicità completa e il primo passo sarà imparare a sorridere e  a trovare il lato positivo in tutte le difficoltà (Andrea Stevenazzi).
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