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TORNA IL SERENO

 

Abbiamo iniziato il racconto de “il re Leone” con il re Mufasa che presenta il suo erede Simba al popolo festante della savana e lo concludiamo con il re Simba che fa altrettanto col suo cucciolo avuto da Nala.

Il cerchio della vita si apre e si chiude continuamente da padre in figlio. 

La ragione ci dice che ogni nuova generazione dovrebbe essere migliore della precedente perché dovrebbe saper far tesoro, confermare e accrescere le sue conquiste ed evitare i suoi errori. Invece la storia ci dice che questo raramente è avvenuto.

I progressi tecnologici sono sotto gli occhi di tutti, ma quelli dei rapporti umani? Dei sentimenti? Dell’osservanza dei doveri e del rispetto dei diritti? Dell’accoglienza?

Abbiamo capito con questa favola che il popolo della savana ha le condizioni e tutto il necessario per vivere bene, a condizione che ognuno svolga con serierà e responsabilità il suo ruolo e i suoi compiti senza lasciarsi sopraffare dall’egoismo, dall’invidia e dalla sete di potere.

Abbiamo capito che non esistono confini all’amore di un padre verso i figli e che non devono esserci nemmeno dall’amore dei figli verso il padre.

Abbiamo capito che non siamo soli, che la Provvidenza si manifesta in tanti modi e più spesso attraverso amici incontrati causalmente e divenuti sinceri e tutte quelle persone che vogliono veramente il nostro bene.

Abbiamo capito che esistono anche molti pericoli se pretendiamo di essere padroni assoluti della nostra vita e sottovalutiamo i consigli e anche le ansie di chi ha più esperienza di noi.

Con questa favola abbiamo capito che è necessario ripeterci spesso “Hakuna Matata”, quando ci sentiamo schiacciati da dubbi e preoccupazioni. Il “non ci pensare” consigliato a Simba da Timon e Pumbaa vale anche per noi, non per scaricarci delle nostre responsabilità, ma per farci coraggio e reagire.

Con questa favola abbiamo capito che non esistono difetti che non possono essere corretti o colpe che non possono essere perdonate.

Con questa favola abbiamo capito che abbiamo il dovere di riprendere il nostro ruolo ed assolvere ai nostri compiti per il bene comune.

Questo ed altro ancora ci hanno insegnato i personaggi di questa favola, ma non è questo il solo insegnamento che dobbiamo portarci a casa.

E Disentis? Cosa ci ha insegnato Disentis?

Abbiamo vissuto fianco a fianco per una settimana molto intensa per attività sportive e formative. Ognuno di noi singolarmente è stato inevitabilmente costretto a guardarsi dentro per conoscersi meglio, per valutare pregi e difetti, talenti e limiti, entusiasmi e paure, nostalgie di casa e di comode abitudini di vita. 

Ognuno di noi ha sentito l’immensa soddisfazione di essersi impegnato in tutte le attività, di dirsi: non mi sono tirato indietro; ci ho provato; ho cancellato il “non sono capace” dinanzi a nuovi esercizi, a gare faticose, ma anche nella partecipazione attiva nelle serate di balli e giochi di gruppo. 

Ma ancora più impegnativo è stato il confronto con gli altri, gli sforzi per aprirsi, per superare timidezze e preconcetti, per lasciarsi affascinare dalla bellezza di nuove amicizie.

Molti di voi hanno vissuto per la prima volta questa esperienza e sentono di ritornare a casa diversi, più autonomi, più maturi, più forti nel corpo e nello spirito.

Quelli che invece possono fregiarsi del titolo di veterani di Disentis sanno di essere decollati, di essere diventati esperti nell’amministrazione del loro carattere, di poter già fare progetti concreti per il loro futuro.

Disentis ci ha insegnato anche il rispetto della natura e quanto possa essere preziosa la collaborazione uomo-territorio. Lo abbiamo constatato per l’ordine, la pulizia, la cura dei particolari nelle case e giardini della cittadina, dominata dall’imponente Abbazia.

Ne abbiamo avuto conferma nella razionalità della struttura che ci ha ospitato con i suoi buncher-dormitorio, il suo salone, la sua cucina, le sue palestre, (da brivido quella da arrampicata), il campo di calcio, di pallavolo, di pallacanestro, i campi di tennis, le piste di atletica, il parco giochi, le buche del minigolf.

Ci siamo lasciati affascinare dalla maestosità delle montagne con i loro boschi, i loro ghiacciai, i loro torrenti vorticosi.

E poi i prati, i fiori, le mucche al pascolo, il canto e il volo degli uccelli, il fischio delle marmotte visti e sentiti durante le nostre escursioni a piedi e col trenino rosso.

Tutto è stato documentato da filmati e foto, telefonate e trasmissioni in diretta.

Insomma oggi, ultimo giorno del momento formativo, vi chiediamo di scrivere in maniera semplice e sintetica quello che vi porterete a casa di Disentis e cioè quello che vi ha insegnato Disentis.

Poi, come negli altri anni, raccoglieremo le vostre riflessioni in un libretto che ci regaleremo a ricordo e testimonianza dei nostri progressi ad ottobre.

Lo stesso faremo noi dello staff e faranno a casa i vostri genitori perché anche noi e loro abbiamo vissuto momento per momento questa grande, speciale, unica avventura. 

RIFLESSIONE RAGAZZI

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